Quel social-giornalismo che si prende sul serio

Quando una categoria cerca di riverniciarsi attraverso il 2.0.

Comunicare tramite la Rete non è peccato, usare i social per diramare il proprio messaggio o punto di vista, idem.

Ma…

Non possiamo fare a meno di storcere il naso tante, troppe volte, quando il giornalismo potenziato dai social diventa invece vero e proprio social-giornalismo, inteso come scendere al livello alfabetico di Facebook,  Twitter e affini affrontando lì, sul territorio reale, quello della gente comune con i suoi umori e i suoi alti e bassi, gli argomenti più disparati che infiammano il nostro vivere quotidiano.

giornalismo-onlineAndiamo a guardare da vicino: chi non ha un ‘amico’ giornalista tra i suoi contatti Facebook? E va benissimo, intendiamoci. Ce ne sono tanti che svolgono il loro lavoro seriamente. Ma ci sono le Federica Angeli (Repubblica, redazione di Roma) che non esitano a decidere di vivere sotto scorta, famiglia compresa, a patto di poter combattere e denunciare mafie e mafiosi di Roma; poi ci sono i ‘dissertatori del giorno’, coloro che invece raccolgono l’argomento più ‘in’ della giornata/settimana e dicono la loro nel bianco e blu, a volte con toni anche indignati e accorati, salvo però dimenticarsi in fretta il tutto.

E allora, direte voi? Niente di male neanche lì, per l’amor del Cielo! Siamo o non siamo un paese libero? Va bene, ci può stare. Quello che non amo è l’atteggiamento, perché poi nella vita, diciamocelo, possiamo fare e dire qualsiasi cosa vogliamo, ma poi in fondo è solo questione di quello, di atteggiamento. Perché va bene dire la propria, va benissimo che ci si dimostri ben documentati per dirla, ma da lì ad arrivare su un Facebook o un Twitter e trattare tutti dall’alto in basso, con sdegno e reprimende del caso perché i propri contatti non hanno passato tutte le giornate della loro vita ad approfondire, studiare, leggere ogni singolo argomento possibile e, pertanto, dicono legittimamente la loro in base a cosa li smuove nell’immediato, io direi che potremmo farne anche a meno.

giornaliIo odio l’ignoranza e il pressappochismo, molto meglio un bel tacer, come si suol dire. Ma rendiamoci anche conto di una cosa: Facebook è sì luogo di condivisione, ha sì un potenziale da forum universale, ma è de facto soltanto una piattaforma dove curiosare, divertirsi, passare il tempo, caricare le foto di cene vacanze libri e che le persone vogliono usare anche per rilassarsi, non per trasformarsi necessariamente in esperti di cronaca giudiziaria o di monetarismo internazionale. Ha un enorme potenziale per poter diventare, un domani, un punto d’incontro dove prendere coscienza tutti insieme di ciò che ci circonda, ma per ora siamo ben lontani da questo ed è bene prenderne atto.

Pertanto, i social-giornalisti si facciano una ragione che è sulle loro testate, blog et similia, vale a dire dove sono deputati a farlo, che devono ‘rompere le palle’ tirando fuori i fatti e le verità. Che poi, diciamocelo, se fossero spiegate e manipolate in altro modo dai loro esimi colleghi, forse il ‘popolo becero’ saprebbe distinguere meglio le informazioni che fa sue. A nulla, credetemi, vale il dare dell’ignorante a chicchessia perché posta una qualsiasi inesattezza, un commento basato su imprecisione. La faccia tanto non è la vostra, che vi frega? Vostra invece è quando scendete nell’inferno del tweet, del post controcorrente a tutti i costi e di quella che a me pare demagogia bella e buona, anche molto radical-chic e un po’ ipocrita, se vogliamo.

Datevi tutti pace: questi palcoscenici che i costruite sono social, non social-forum. Amerei che un giorno potesse essere diverso, ma oggi così è, perciò portatevi a casa il piedistallo virtuale e traslocatelo pure al vostro sito- giornale. Sono certo che lì potrete esserci più utili, se riuscirete a fare a meno di un pizzico di civetteria. Sempre che non manchiate di farci sapere cosa mangerete oggi, perché vi seguiamo su Facebook, intesi?

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