QUEL WEB CHE NON CAPISCO

Vago come un ubriaco tra le mille opportunità del Web in campo culturale. Opportunità per tutti, in ogni senso: per chi vuole saperne di più, per chi vuole scriverne di più.

Sono per la libera diffusione delle opinioni, e sono ben contento per la società che in tanti preferiscano scrivere e parlare di libri, invece che starsene al bar o giocare a Candy Crush. Evviva quindi tutti gli appassionati blogger che si dedicano con impegno alla scrittura. Mi chiedo solo, a volte, che senso abbia e, ancor di più, debba avere il confronto culturale 2.0. Non esistono più solo critici letterari ‘istituzionali’, e meno male. Non più giornalisti che hanno in mano il verbo letterario a pieno titolo, e meno male anche qui. Però, diciamocelo, si può fare meglio? Direi di sì. Come?

Si può innanzitutto scendere dal piedistallo, e magari farsi un esame di coscienza.

Io, da lettore, mi chiedo infatti come mai certi (tanti) libri siano così scandalosamente belli per i recensori, ma così scarsi per il pubblico. Mi chiedo che senso abbia recensire (ancora?) i grandi classici, sui quali è stato scritto di tutto e di più, e, mi si perdoni,  non esattamente da dei signori Pincopallo. Poco o niente sugli emergenti, a meno che non siano pubblicati già all’esordio da grandi CE (con tutte le considerazioni sulla qualità che, spesso, questo comporta, e non facciamo finta di non saperlo) e poco o niente come dibattiti e ‘vade retro temi scomodi’. Io poi, che ho sempre amato leggere interviste, confesso di essere abbastanza annoiato da ‘perché scrivi?’, ‘progetti per il futuro?’, ‘cosa c’è di te in questo romanzo?’ , ‘parlaci del tuo libro’ e via dicendo e, mi chiedo, capita solo a me, o davvero gli appassionati vogliono sapere solo quello? Io da un autore, giornalista ecc. voglio sapere come guarda le donne, che hobby ha, che traumi può aver avuto da piccolo per scrivere così e via dicendo.

Se, per farla breve, dal Web sono nate le novità e un’opportunità fresca per comunicare in libertà, oggi mi succede sovente di rimanere perplesso da quanto lo trovo ingessato e compassato, molto politically correct. Non è che mi si sta istituzionalizzando anche il Web?

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