UNA CITTA’ CHE SA ARRABBIARSI: IL VERO USO DELL’ARTE

Il Salento che non ti aspetti, la voglia di partire dall’arte per una popolazione che vuole riscrivere il suo futuro.

saluto al barVEGLIE (LE), 14-07-2016 Prendete un ragazzo del Nord, portatelo all’estremo Sud dello stivale, magari dove fino a pochi anni fa sparatorie e ammazzamenti di mafia erano quotidiani; fatecelo andare con due artisti di teatro, due con la ‘A’ maiuscola, che non vedono l’ora di dire nomi e cognomi dei responsabili di un delitto atroce, di dire ‘Sacra Corona Unita’ laddove regna, di dirle ‘merda’ e che loro sanno chi sono e cos’hanno fatto; fategli presentare questi artisti e schierarsi  apertamente in solido, al punto da venir identificato come parte del loro spettacolo e della loro denuncia. Poi lasciate che venga accolto e coccolato da gente mai vista, persone che in terra di mafia si muovono fiere contro lo strapotere di chi ammazza e si fa baciare il culo pure dai magistrati, persone che hanno organizzato addirittura un evento clamoroso per poter dare voce a chi ha tante verità e porcherie, viste e subite, da gridare.

concettaAprite poi il cuore e le vene di questo ragazzo, se ci riuscite, e sentitevi pesare nelle mani tutto quello che l’ha scosso e rigenerato di questa centrifuga emotiva concentrata in poche ore: l’adrenalina di porgere il petto fiero, apertamente e sfacciatamente, ai maledetti che infangano la reputazione di una popolazione onorevole, laboriosa e precisa; la commozione e la pelle d’oca nell’aver assistito a un pezzo di denuncia che lui stesso, nei suoi libri, non ha ancora mai fatto in questo modo e che l’ha lasciato di sale; la gioia, gioia pura credetemi, e speranza nel genere umano nell’osservare trecento persone in un paesino considerato ‘ di mafia’ inchiodati alle sedie per ore a piangere, commuoversi, incazzarsi e annichilirsi nel sapere finalmente la verità su uno dei delitti più atroci avvenuti non lontano da casa loro. Uomini, donne, ragazzini, giovani e meno giovani, madri padri mamme e figlie sempre e comunque di qualcuno.

Signori, il ragazzo di cui parliamo  ancora ammirato dal coraggio di chi si è esposto in prima persona organizzando e applaudendo, con standing-ovation interminabile e ripetuta, questo eclatante ‘vaffanculo’ pubblico alla mafia in casa sua.

Purtroppo o per fortuna non ci ha sparati nessuno, e dire che dietro a quello splendido convento medioevale dove ci siamo esibiti si trova un cimitero, tanto per dire che avrebbero fatto anche poca fatica a sistemarci dopo. Purtroppo perché conferma, ancora una volta, che gli artisti in Italia non vengono mai presi sul  serio, i loro messaggi evaporano troppo di frequente vicino ai boiler pompati a mille watt delle imprese di un calciatore, o di una superfiga da teleschermo; per fortuna ovviamente perché sono ancora tutti vivi, organizzatori compresi.

Quel ragazzo sono io, come già immaginate. Quel ragazzo si è sentito una formica al cospetto di un teatro d’inchiesta così feroce ed esplicito. Ma si porta addosso una consapevolezza e una motivazione pesanti, pressanti come una trapunta sulle spalle ad agosto sulle spiagge del Sud: la carica di aver avuto per la prima volta, e di volerlo, anzi doverlo fare ancora e se possibile meglio, urlando più forte, una piccola parte nelle lotte che contano davvero nella vita, quelle che raccontate ai propri figli o nipoti faranno sempre di te un piccolo grande eroe ai loro occhi, perché giusto.

gio barb applaudonoGiovanni Gentile, autore e regista di teatro di cuore e valore che altri più importanti figure hanno riconosciuto prima di  me, ma sempre contro e fedele a sé stesso e alla realtà più fastidiosa, dissacrante e diretto senza timore di perdere alcun culo da baciare per lavorare; Barbara Grilli, attrice che definire solo tale è un insulto, dire di più un carroarmato emotivo che muore e rinasce cento volte prima, durante e dopo ogni messa in scena di quella storia terrificante e incredibile che ha raccontato quella sera ai vegliesi. E Controvoci, la redazione di quel ‘giornaletto locale’ (ce ne fossero, così…) che potrebbe tranquillamente vivacchiare, forse con più  favori e agio, blandendo a destra e a manca qualche ‘amico degli amici’ chiudendo occhi e orecchie? Dove la mettiamo? Oh, e la sconcertante  Elisa Strafino, chitarrista di fama mondiale ritiratasi da anni, ma che ha suonato (a memoria e incantando tutti, me in primis ) del cui coraggio, nel volerlo fare e del suo perché, non vi dico ma ha il elisa strafinosapore di una riscossa possibile, per tutti? Ma i vegliesi poi, quei vegliesi che, ne sono certo come di respirare, hanno sentito cuore e pancia sussultare di rabbia e di orgoglio (non a caso cito il famoso titolo della Fallaci) facendo come quadrato, con le loro manifestazioni di stima e commozione, intorno a un messaggio che è sicuramente arrivato dove doveva arrivare? I vegliesi, ed in particolare proprio Elisa Strafino che è una di loro, sono stati i veri protagonisti di tutto questo, sono stati fautori e i destinatari di tante fatiche, coraggio e, perché no, rischi di un mestiere ingrato e ubriaco, cioè quello dell’artista che denuncia e dice  le verità che non piacciono a nessuno. Hanno, in buona sostanza, lavorato per loro stessi e i loro figli, che sono abbastanza certo ricorderanno una cosa mai vista lì come Palmina-amara terra mia, ovvero la responsabilità di ricordare e dare giustizia, dignità e significato a vittime di mafia, perché di quello si tratta, come l’adolescente bruciata viva a Fasano nei primi anni ottanta. Ragazzina come loro, pugliese come loro, impotente e inascoltata come loro, ci scommetto, non vorranno essere mai.  I presenti si sono indignati, sfogati e, perché no, confidati in pubblico e a tu per tu con gli artisti dopo lo show.barbara palco2

Siamo realisti: un’ora di teatro, pur bello e scioccante, non potrà certo distruggere la mafia, l’omertà che  la sostiene e le realtà con radici lunghe e invasive come tante, troppe al Sud e non solo lì. Ma se è stato un seme buono, e io lo credo perché l’ho letto negli occhi di davvero troppa gente l’altra sera, allora sarò pronto a rischiare anch’io la mia pelle per questa causa, perché è anche una causa mia, vostra e di tutti in Italia, anche al Nord dove si è sparato di meno, ma ci si prostra oggi e sempre, peggio e di più.

Grazie vegliesi, grazie Puglia: mi avete dato il coraggio e riacceso la fiamma che credevo di aver perso sotto il peso dei peccati.

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