Un nuovo corso: scrivere per rinnovarsi

 

partenzeA volte ci sono periodi che è bene chiudere, per quanto siano stati prolifici.

Mi spiego: essendo lo scrivere in gran parte osservazione di ciò che ci circonda, l’ambiente in cui si vive ha importanza vitale per chi si esprime con la parola. Non per niente la Liguria, terra di tutti e di nessuno, è anche  madre di storie, tante storie che ispirano altre storie. E’ stato qui che ho pensato, provato e infine messo su carta quattro libri, di cui due pubblicati e due ancora no, più svariati racconti brevi.

E’ stato da qui che ho iniziato a conoscere il mondo editoriale, ostico e affascinante quanto impervio e traditore, e tanto gratificante da mangiarti l’anima.

Ho incominciato scrivendo a mano sul letto di notte, poi sviluppando conoscenza dei social e chiedendo consigli a chiunque ne potesse dare. Ne ho avuti a bizzeffe, a volte anche non richiesti, molto spesso non graditi o non calzanti, ma tra i tanti ve ne sono stati diversi che non solo mi hanno insegnato qualcosa, bensì mi hanno regalato degli amici che tutt’ora mi accompagnano, a vario titolo, in questa mia folle avventura di ignorante che si dedica alle parole. Già, ignorante, come quando all’Università mi insegnavano che chi davvero sa, sa di non sapere. E’ con questo spirito che mi accosto alle Lettere, bene o male che mi vengano.

 

Eppure, mi sono detto, se chi compra i miei libri dice che gli piacciono, un motivo dovrà pur esserci, no? Qual è questo motivo? Forse (e dico forse) sta nel fatto che dietro a ogni storia ce ne sono altre, tanto vere quanto piene e ricche. Non solo le storie che hanno ispirato i romanzi e i racconti,  ma anche le storie, che gravitavano intorno al mio lavoro. Come quella dell’impareggiabile Daniel, compagno di stanza con cui ho condiviso quasi tutte le notti più buie e sole, e che mi ha fatto da primissimo lettore, dando a ciò che scrivevo non solo forma (senza lettori non c’è forma né sostanza) ma anche veridicità ad alcune parti di trama, parlo per esempio di Angeli e Folli.

Non avrei conosciuto l’impagabile Giusy, che mi fa tutt’ora da editor, Antonella e Teresina che mi hanno disegnato la copertina di Angeli e Folli e, ancor di più, sono diventate mie carissime amiche; né tutti gli autori, i lettori e i vari personaggi che via via mi hanno trasmesso spirito e cognizioni di quel che stavo (e sto) facendo.

Ora un periodo, quello ligure, fatto di focacce al mattino con chiacchierate via Internet causa isolamento dal mondo, è finito e se ne apre un altro, quello bolognese. Terra carica di promesse, quella emiliana, fatta di cibo, folclore che imita la tradizione e tradizione che si trasforma in cultura, la cultura del quotidiano.

Lì mi manda a sbattere la vita, lì mi fermerò, ma nello stesso tempo lì vado avanti, confrontandomi con altre storie da raccontare e, soprattutto,  da ascoltare, osservare, sentire.

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