Il valore di dare e fare cultura: Maria Rizzi

fotorizzi2Insolito approccio alle lettere, quello di Maria Rizzi. Al contrario di qualsiasi altro autore, invece di darsi a sé stessa e alla sua arte si dà per intero agli altri autori e all’arte in genere. Propugna cultura, Maria. Parliamo di un’autrice che ha nel sua bacheca parecchi trofei letterari, come il prestigioso ‘Garfagnana in giallo’ e molti altri. Eppure, leggete cosa fa e cosa dice di sé…

‘Abbiamo veramente voglia di cambiare questo mondo’? Da questa domanda è nata l’idea dell’IPLAC, associazione che hai fondato con lo scopo di aiutare i nuovi autori. Con che spirito un autrice, che ha dalla sua dei riconoscimenti importanti come il ‘Garfagnana in giallo’, si inoltra nel difficile campo dell’arte scritta per altruismo? In fondo gli autori sono tutti un po’ narcisi…

L’espressione cui fai riferimento fu pronunciata da mio padre quando decidemmo di fondare l’Iplac, acronimo di Insieme per la Cultura, e di creare qualcosa di nuovo, che desse spazio all’idea di comunità. Volevamo che i  Soci fossero diffusi su tutto il territorio, superando le barriere che vengono spesso poste dai politici; l’Associazione doveva essere no profit, ovvero non a scopo di lucro e doveva garantire i contatti tra i vari autori, tramite presentazioni di libri, Premi Letterari, reading e molte altre iniziative. Per quanto mi riguarda questo progetto si è rivelato la grande passione dell’esistenza. Oggi è una realtà, che ha superato le più rosee aspettative. Contiamo su un numero di Soci – amici molto alto, siamo distribuiti nelle varie regioni e riusciamo a mantenere i contatti con la maggior parte degli iscritti. L’altruismo non è antitetico al fisiologico narcisismo che caratterizza tutti coloro che lavorano nel settore artistico. Posso asserire, in piena onestà intellettuale, che non mi sono mai ritenuta una poetessa o una scrittrice. Mi sento un’operatrice culturale. Amo scrivere. E’ innegabile. In passato, quando ero molto giovane e non avevo fondato il Sodalizio di cui oggi sono Consigliera, partecipavo ai Premi Letterari, ma non con lo spirito accanito che riscontro in molti poeti e scrittori.  Dedicarmi agli altri, valorizzare i loro lavori, mi rende profondamente felice.

 Scrivendo, quanto si dà di sé stessi e quanto invece si prende da ciò che si scrive?fotorizzi3

La scrittura è un’esperienza assolutamente soggettiva. Io scrivo per amore e credo di prendere più di quanto do. Il rapporto di isolamento dal reale che creo quando ho carta e penna – non sono mai riuscita a esprimermi sul computer – rappresenta uno stato di grazia. Ogni volta che inizio un racconto ho in testa solo l’incipit. Il seguito nasce sul foglio.

I romanzi sono nati con lo stesso processo. Ogni giorno avvenivano imprevedibili sviluppi. Dalla scrittura ricevo il dono di sentirmi bene.

E non mi concentro mai sul valore di ciò che creo.

Dall’alto della tua esperienza nelle lettere, cosa diresti, umanamente parlando, ad un giovane autore che sta per pubblicare il suo primo libro?

Ti ringrazio per la stima,  ma non credo proprio di potermi esprimere ‘dall’alto’. Se parliamo di esperienza di frequentazione del settore, è un altro discorso. In più di 25 anni ho avuto modo di prendere atto di molte verità e agli esordienti, giovani e meno giovani, consiglierei di non lasciarsi prendere dalla smania di veder pubblicato il proprio libro. In questo mondo occorre muoversi con i piedi di piombo ed è necessario anche saper prendere bene le misure dei propri limiti. L’auto – censura rappresenta senz’altro un argomento spinoso, ma credo sia un fattore di grande importanza. In Italia si vive  nel caos proprio perché tutti si inventano poeti e scrittori. L’indice viene puntato contro gli Editori, ma questi si sostengono pubblicando ed è difficile che operino una selezione. Sarebbe auspicabile, quindi, una valutazione obiettiva e critica del proprio libro e, in un secondo momento, la scelta di un Editore che non si limiti a pubblicare, ma garantisca di seguire le varie fasi della nascita e della promozione dell’Opera. Inutile dire che anche quest’ultimo aspetto è di difficile realizzazione.

I premi letterari. Pare che non sempre abbiano una bella nomea, si dice che siano tutti truccati… Tu che ne organizzi, ma lo sai che molti lettori non comprano i libri appunto quando sono premiati?

I Premi Letterari seri esistono. Ma va fatta una dura selezione. Noi organizziamo il “Voci” Città di Abano Terme, giunto alla decima Edizione, che si distingue per serietà e trasparenza e che, in nome del concetto di Umanesimo, inteso come movimento atto a rivendicare la dignità del singolo, ci chiede, di asservire il nostro compito alla Cultura, ovvero al patrimonio di conoscenze e nozioni comuni, superando l’egocentrismo e stringendo sinergie d’intenti con le altre realtà culturali. In nome di questo assunto, oltre a organizzare Premi con la Comunità di Sant’Egidio, a sostenerne altri a livello

di diffusione, siamo gemellati con molti dei Premi più importanti e trasparenti che si svolgono in Italia. Non li cito tutti per il timore di dimenticarne qualcuno. Riguardo allo scetticismo che hai espresso rispetto al concetto del competere insito nei Concorsi, mi preme sottolineare due aspetti. Innanzitutto i premi non dovrebbero essere considerati arene, occasioni di spaccature, di scontri. Le giurie sono composte di uomini. Fallibili e soggettivi , come tutti gli uomini. I premi hanno indubbio valore per arricchire il proprio curriculum vitae, ma le occasioni di conoscenza rappresentano esperienze di gran lunga più significative. Si spalancano orizzonti nuovi, si verificano processi di alto spessore, che coinvolgono il pensiero e si ha l’opportunità, come in molti altri momenti, di rientrare in sé per cogliere l’essenza del proprio vero essere. Devo confessare che proprio partecipando a un numero elevato di Premi Letterari, in passato, e vincendo molto, ho preso coscienza dei miei limiti di poeta. In secondo luogo ci terrei a soffermarmi sul verbo ‘competere’. Lo interpretiamo con il significato di gareggiare, ma viene dal latino: cum e petere e letteralmente vuol dire andare verso, incontrarsi. Dovremmo provare a restituire a certi termini il significato originario.

I lettori comprano i libri che vincono i Premi illustri… e, ovviamente, non mi riferisco al mio. Il Garfagnana, pur molto prestigioso, non garantisce l’accesso all’alta editoria. Storcono il naso, ma li comprano. Altrimenti non si spiegherebbero certi successi di vendite impressionanti. Si è soliti negare che si guardano certi programmi nazional – popolari o si acquistano certi libri per non apparire omologati. Io stessa confesso di aver letto quasi tutti i libri che hanno vinto i Premi Strega.

Self-publishing: per i lettori, sono più le ‘fregature’ che nasconde o le opportunità che offre?

Rivolgi questa domanda, molto interessante, alla persona meno ferrata in materia. Io non credo nell’auto – produzione dei libri, ma potrei sbagliarmi.

Credo che per sostenersi da soli nel portare avanti un progetto come la pubblicazione occorra un dispendio di risorse e di energie, che pochi possono permettersi o hanno il coraggio di osare. La pigrizia che mi caratterizza quando si tratta di promuovere me stessa, mi fa pensare al self – publishing come a un’impresa titanica, ma alcuni amici sostengono di trovarsi bene per cui non oso definirla una ‘fregatura’. Forse si possono definire vere ‘fregature’ le grandi promesse di editori fasulli, che rovinano la pubblicazione di un libro.

All’editoria italiana manca qualità?

L’Editoria italiana non si appoggia alle figure che negli altri paesi svolgono il ruolo centrale e lo svolgono con assoluta competenza: gli agenti letterari. Un esordiente che scrive un ottimo romanzo in Francia, Inghilterra, negli Stati Uniti, in Cile può diventare famoso, in Italia no. La meritocrazia non fa parte del nostro patrimonio. I libri più venduti restano quelli dei personaggi televisivi o famosi. La piccola Editoria si dibatte in un mare di problemi economici obiettivi, che non le consente di svolgere una diffusione capillare delle Opere.

La poesia, in Italia tutti la scrivono e nessuno la legge: è vero questo assunto?

E’vero. I poeti o, sedicenti tali, nel nostro paese sono davvero troppi, ma le Sillogi hanno un mercato quasi nullo. D’altronde in Italia non si acquistano le Opere liriche dei classici o dei grandi Poeti contemporanei – perché esistono anche i Poeti eccellenti del nostro secolo – , sarebbe utopistico sperare in un mercato degli innumerevoli esordienti.

Qual è il futuro della poesia nell’era del web?

Non credo sia produttivo pubblicare tante poesie sul web. Gli autori ricorrono a questa formula spinti dall’egocentrismo di cui si è parlato prima e dal desiderio di trovare un terreno di confronto e di incontro con gli amici e con gli altri poeti. Ma con il tempo, a mio umile avviso, si sta eccedendo, con il rischio di spronare a scrivere centinaia di amanti dei ‘pensieri in libertà’, che inquinano ulteriormente l’universo già precario della poesia. La virtù è sempre nel mezzo, ma noi uomini non siamo esperti nel rispettare il termine ‘equilibrio’. E il web diventa sempre più un transatlantico, che autorizza a inseguire utopie. Andare incontro ai sogni è doveroso, ma i sogni ci vogliono coraggiosi, leali e umili.

Dunque non si fa un cruccio di non essere al centro del mondo come ogni autore vorrebbe, ma si bea del suono che produce nel suo animo il ’fare’ cultura,  operare in essa, per portarla avanti in modo tale che sia strada più agevolmente percorribile per gli autori che aiuta. Non penso che vi siano bisogno di ulteriori commenti.

Chi è Maria Rizzi:

E’ nata a Bologna, si è  laureata  in Sociologia a Napoli e da 33 anni vive a Roma.

Pubblica nel 1991 il primo volume di poesie “Il coraggio di scegliere le ali”(Edizioni del Leone), nel 1995 “I cancelli del vento” ( Firenze Libri), nel 1997 “ Siamo nuvole”( Club degli Autori  di Melegnano).  Nel 2001 e nel 2002 i libri  “Aironi nel vento” e “Ombre di sogni” nascono dai bonus della Casa Editrice Menna per il conseguimento dei primi premi. Nel 2003 comincia a cimentarsi in prosa e i suoi racconti ottengono immediati riscontri nei numerosi Premi letterari.   La scrittrice attualmente ha composto circa 70 racconti  2 romanzi e, a quattro mani con l’Autore Vittorio Verducci il testo “Storie di donne nella storia” ( Arduino Sacco Editore 2012). I

Il primo dei due romanzi, “Anime Graffiate” è stato pubblicato nel marzo 2012 presso i tipi di “Corpo 12” –  e nel novembre 2013 ha vinto il prestigioso premio “Garfagnana in giallo”.

E’ fondatrice del circolo I.P.LA.C. (Insieme per la Cultura) e si dedica ad attività di critica letteraria, di organizzazione di eventi, come il concorso letterario “Voci”, a prefazioni,  recensioni e  presentazioni di libri.

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