Angeli e folli (estratto)

 Introduzione dell’autore

 

La storia che segue non è un’autobiografia, ma potrebbe esserla.Picture1

Fatti e personaggi sono frutto di pura invenzione. So solo che di certo, a quanto io ne sappia, posti del genere e persone come quella descritta esistono per davvero, questo lo posso garantire.

 Mi sono anzi trattenuto dall’essere più crudo di come è davvero la realtà, perché per descrivere gli Ospedali Psichiatrci Giudiziari (OPG) ci vorrebbe un libro a parte che, sinceramente, non so se vorrò mai scrivere.

 Per quanto riguarda la vita di strada e le persone che vi si incontrano, quanto descritto è solo uno scorcio sulla più dura condizione di vita degli emarginati e dei fuorilegge, che in ogni caso di sentimenti e valori, ebbene sì, ne hanno per davvero. Anche loro.

PROLOGO

Mi chiamo Dax, sono un idiota e lo sono, forse, sempre stato.

Tecnicamente, sono un “pregiudicato con problemi psichiatrici”; qualcuno ha detto che sono stato semplicemente “sfigato”, qualcun altro mi ha dato del coglione. In tutti i casi, la definizione giuridica di cui sopra mi rimane e rimarrà sempre appiccicata addosso. Come d’altronde calzerebbe a pennello per molti di voi, per quanto non lo sappiate ancora.

 Ma non affronto il discorso qui e ora, perché quella che segue è parte della storia di altre persone, dove nulla è ciò che sembra ma ciò che sembra è tutto.

CAPITOLO 2

DAX: DA RENATO, UNA NOTTE

Milano profuma di fiori di tiglio le sere di maggio, o forse è sempre stata una mia impressione. Ma in certi momenti anche lo smog ha un buon odore.

Mi è sempre piaciuto girare a piedi di notte nelle città in cui sono vissuto e quella sera non iniziò diversamente da altre, salvo che non cercavo pusher o fornitori come spesso era accaduto in passato, quando ero più giovane e, diciamolo pure, più pirla. Probabilmente però ero stato solo curioso delle varie esperienze che la vita poteva offrire.

In realtà sono curioso anche ora e, passeggiate solitarie a parte, ho sempre avuto sete di nuove conoscenze  perché affascinato dalle molte sfaccettature di carattere dei miei simili, variabili anch’esse a seconda delle situazioni.

In conclusione, direi proprio che la specie umana con le sue comunità è il giardino zoologico per eccellenza del pianeta, con la varietà di forme di vita più vasta, unica e inimitabile che io conosca.

Quella sera, come dicevo, non era iniziata diversamente da altre:  cenato e fumato (dannazione, era dura smettere!) ero uscito anonimamente abbigliato. Mai avere un aspetto troppo ben curato quando si gira a piedi di notte per una grande città! Soprattutto se si hanno addosso denaro e oggetti di valore che è meglio tenere nascosti. Jeans e scarpe da ginnastica visibilmente usati non attirano l’attenzione dei malintenzionati, veri o presunti che siano – e nel mio caso incoscienti della persona con cui hanno a che fare – quanto abiti nuovi, sgargianti e firmati, orologi da urlo e scintillii dorati di vario tipo che, al contrario, sono una quasi irresistibile tentazione per il disperato di turno. Vera fauna metropolitana dal tramonto all’alba in cui si incappa inevitabilmente, prima o poi. E la abbiamo attirata noi, senza volerlo davvero, ma l’abbiamo fatto, la sfiga non c’entra per nulla. Per lo meno si deve avere l’accortezza di non portare tutto insieme il denaro nel portafoglio o in una tasca sola, è sempre meglio dividerlo in diverse tasche. Così è più probabile che se ne salvi un po’, almeno per le emergenze per le quali può risultare inutile un bancomat o una carta di credito. Io addirittura, pur essendo ormai ricco, il come per ora lo taccio, non portavo con me nessuno dei due neppure quella sera di maggio per le vie di Milano, durante la mia peregrinazione senza meta per i quartieri est che non avevo programmato, non lo faccio mai. Senza meta, né scopo.  Sarebbero arrivati loro da me.

La prima giunse rapidamente. Erano circa le 21.30, ci stava bene una buona birra bella fredda e magari, una Gauloises per il solo fatto di non averne fumate altre da quasi un’ora e mezza.

Scelsi – o non scelsi, a seconda dei punti di vista – il primo e unico bar che scovai nascosto tra le vie nel quartiere greco, che conoscevo a malapena e non frequentavo da vent’anni e, più che un bar, entrando fui felicissimo di accorgermi che altro non era se non un erede dei vecchi “trani”, le osterie milanesi di una volta. Là si serviva vinaccio originario appunto di Trani o giù di lì, si mangiava e si beveva a basso costo, ci si dava tutti del tu e l’unica regola che vigeva era di non rompere i coglioni.

Il locale era abbastanza ampio, era caldo e l’aria odorava forte di fritto, suonava non troppo sommessamente di movimenti, voci stentoree in milanese e dialetti del sud, schiocchi di boccette sul biliardo, cozzare di piatti e tintinnii di bicchieri in lavastoviglie. Qua e là eco lontane di voci in sardo tra l’uomo alto, moro, pettinato e ben rasato dietro al banco e le due donne – una mamma con la ragazzina adolescente – che mi fece intendere che la gestione era di una famiglia sarda. Se avessi avuto qualche motivo per dubitarne, questo svanì quando vidi intorno all’ambiente costellato di bottigliette di birra ichnusa.

Mi avvicinai al banco e chiesi proprio quella, chiesi all’uomo di che parte  della sardegna fosse e gli dissi che avevo nonni sardi anch’io e via così, scambiammo qualche parola prima del debutto della birra sarda che si fece strada ghiacciata nella mia gola dopo parecchi anni.

Intanto, di fianco a me, stava appollaiato, su uno degli unici sgabelloni presenti, un altro uomo. Dimostrava circa cinquant’anni, ma forse ne aveva meno; portava capelli brizzolati fino a sopra le basette ben tenute, camicia e pantaloni erano più nuovi dei miei jeans ma avevano un’aria dimessa lo stesso, anche se  forse era lui che avrebbe avuto un’aria così pur indossando un gessato su misura di Armani.

Venni subito a sapere che si chiamava Domenico e spontaneamente iniziò una conversazione: come al solito, mi sarebbe toccato tacere o mentire su tante cose.  Scelsi di fare il meno possibile di entrambe, ma credo proprio di non esserci riuscito neppure in seguito. Rimpiango quel momento…

 

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