In classe col Villa

Parlare a dei ragazzi è sempre una responsabilità e io, nella loro classe di quarta superiore ieri mattina, questa responsabilità l’ho sentita tutta. Non ho mancato di farglielo sapere non appena arrivato nella loro ‘arena (la classe) che definisco così perché, per me, ad un’arena somigliava: un fuoco di fila di domande, curiosità, impressioni per nulla superficiali o banali.

Riflessioni di ragazzi di 18 anni, cresciuti in un’epoca in cui alla mia età si è portati a pensare che regni solo superficialità e noncuranza: beh, chi l’avesse pensato sarebbe stato smentito su tutta la linea.

nello studio di TMB con il prof. Dario Lessa dopo le lezioni

nello studio di TMB con il prof. Dario Lessa dopo le lezioni

Molti non credevano alle loro orecchie quando hanno sentito cosa avevo da dirgli, qualcuno forse la sapeva anche lunga quanto me. In ogni  caso, un coinvolgimento spettacolare e, a modo suo, scenografico per l’atmosfera calda con cui questa ventina di studenti ha saputo avvolgermi e il senso di vicinanza che mi hanno saputo trasmettere.

Hanno fatto in modo che tutto ciò che avevo da raccontare non mi pesasse, mi hanno messo a mio agio; in fin dei conti io, è vero, ero l’ospite e quella è casa loro. Mi hanno accolto, lasciato parlare, si sono a volte quasi sovrastati a vicenda, man mano che il tempo passava e la confidenza con me e l’argomento aumentava, nel porre le domande più disparate e nell’espormi le loro idee a riguardo.

E non è stato facile per due motivi. Primo, non sapevo dapprima che effetto avrebbe fatto la mia storia, che ha ispirato ‘Angeli e folli, su dei giovani; secondo, i ragazzi non perdonano e non lasciano passare nulla che non sia più che sensato, checché se ne pensi. Mi hanno sezionato e fatto faticare non poco : una fatica appagante, devo dire la verità.

Tirando le somme, una mattinata stupenda e ricca, da ricordare, almeno per me.

Con queste poche righe esprimo la mia gratitudine non solo al prof Dario Lessa che mi ha invitato, ma a tutti loro che mi hanno dato sicuramente quanto di più bello mi sarei potuto aspettare, vale a dire tutta la spontanea umanità di cui sono stati capaci.
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