Da solo e in mezzo agli altri: riflessioni sulla presentazione

tavolo presentazioneNon mi sono mai sentito così solo, anche se solo non ero.

Non si è mai infatti così soli come quando si è messi a nudo, a fare i conti con noi stessi e con ciò che di eterno ne rimarrà. Cosa c’è di più ‘eterno’ della parola scritta infatti? Poco, poiché essa sopravvive anche nei pensieri di chi l’ha letta. E io dovevo già, in quella serata monzese della metà del gennaio della mia vita, addirittura parlarne, ripercorrendo in una sorta di autoanalisi pubblica tutte le tappe di un cammino che, quello sì, avevo percorso in perfetta e pacifica, nonché tormentata solitudine.

Perché ho scritto “Angeli e folli”, che messaggio volevo dare, cosa c’è di autobiografico in esso… Mentre queste e altre domande (peraltro legittime) mi bombardavano il cuore in tutta la loro cruda prosaicità, io mi sentivo nudo davanti a tutti. In fondo, io avevo soltanto voluto scrivere, aprire il mio cuore in un modo tale che chi avesse voluto avrebbe potuto leggermi dentro con lo stesso delicato raccoglimento che aveva accolto me durante la stesura. E mentre mi si parlava io ogni tanto mi perdevo via,  guardavo in aria poi al pubblico, lo vedevo e guardavo anche negli occhi, facevo una smorfia o un sorriso a chi intanto mi stava fotografando, facevo finta di niente quando un’amica mi sorrideva e mi scappava da ridere e pregavo il Cielo che i parenti in sala non si mettessero a piangere. Poi di nuovo la domanda, sempre serissima e profonda, che pretendeva e urgeva di avere una risposta adeguata.

firma autografi presentazioneVi dico una cosa: io non ricordo affatto quanto ho detto, sentito e fors’anche visto, in quella serata. Ero troppo preso dal riuscire a essere quanto più possibile me stesso in un contesto in cui era facile dire cose banali e, probabilmente, se l’avessi fatto nessuno avrebbe avuto niente da ridire.

Eppure, eccomi lì a parlare di me come se non avessi mai fatto altro, a detta di qualcuno, anche a me in quei momenti sembrava di dire soltanto un mare di cavolate senza senso. Solo rivedendomi in un video (che pubblicherò presto qui) mi sono reso conto della portata dell’evento e di quanto avevo fatto, e di come sono riuscito a dissimulare i momenti di commozione (i miei).

E adesso? Cosa sarà di me e della mia inguaribile solitudine? Tenerla per me o condividerla nuovamente con altre persone, portando il mio romanzo in qualche altra città?

Sarà tutto da vedere, dipenderà esclusivamente da me e da quanto avrò voglia di sentirmi ancora così solo…

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