Come scrivo io: il dramma di un imbrattacarta

scrivo in camicia bianca2Non dico che sia facile scrivere un racconto breve, non lo è affatto, non per me. Ma è quello che più mi piace fare, quindi lo faccio con maggior entusiasmo di quando scrivo romanzi.

Scrivere un romanzo è lavoro lungo, metodico e paziente e, la pazienza, non è uno dei miei punti forti. Inoltre richiede concentrazione nel tempo, a livello durazionale è un qualcosa che non posso sempre permettermi né di cui sono maestro.

E allora, quando arrivano le notti, “quelle” notti, le mie notti… Quelle ore inclassificabili fra il tramonto e l’alba che ti permettono di fare e pensare qualsiasi cosa, ecco: lì mi trasformo, sento divampare in me la fiamma impetuosa della scrittura.

Non è un piacere per me, l’ho già affermato in altre occasioni, ma è un privilegio, come convenivo con un’amica scrittrice, che ci si può e deve permettere ogni tanto, quando senti che hai assolutamente qualcosa di importante da dire e da dare. Non c’è infatti storia con il vuoto dentro, non c’è narrazione laddove ci sia obbligo ed eccesso di lucidità, non per me.

Mi bilancio tra la suddetta, forsennata lucidità del pianificatore di regole e struttura, e l’ebbrezza dell’ubriaco di creatività: non è affatto un equilibrio naturale, lo si capisce subito.

E allora, sotto con le parole scritte di getto, di pancia, a muso duro contro il tempo che si fa stretto, perché tale livello di concentrazione, richiesta ad alto dosaggio per mantenere l’equilibrio di cui parlavo, non può durare più di mezz’ora – un’ora. Non di più, no. Perciò, nell’arco di mezz’ora devo aver steso la storia, nell’arco di un’altra serve che sia una bozza decente, entro un’ora e mezza dev’essere finita.

Rileggerla? Manco ci penso, e chi ce la fa più? Completamente svuotato, se va bene la lascio decantare per poi sottoporla a qualcuno di fidato, sennò la pubblico subito e come va, va. per questo mi perdo in qualche inezia, o nel famigerato bicchier d’acqua. per fretta e incapacità totale di rileggere ciò che ho scritto, tanto più che butterei via il tempo: quando ci provo mi si chiudono gli occhi e non vedo letteralmente più le parole. 10808169_743970845695351_1970681629_n

Un fatto curioso: dopo ogni racconto, capitolo, storia o anche solo un post che scrivo, beh… Non ricordo più nulla di ciò che ho fatto. Capita sovente che siano altre persone a ricordarmelo dicendomi: “ehi, ma non ti ricordi? Quello che in cui dicevi così e così…”.  Giuro, non c’è proprio verso…E’ il dramma di un imbrattacarta quale io sono. Dottore, è grave?..

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