Dalle ombre alle luci: le belle storie d’amicizia dietro la copertina di “Angeli e folli”


posa3 (2)Come tutte le belle storie che si rispettino anche questa potrebbe iniziare con un “c’era una volta”. Anche se, per essere precisi, sarebbe meglio dire “c’erano”, poiché di tre teste e tre anime si parla, che almeno una volta si sarebbero potute perdere nella vita, chi prima e chi dopo.

Perdere come? Nei propri guai o nelle proprie tristezze, nelle sfortune che la vita ti pone davanti o semplicemente nella stanchezza volte di tutto, di molto,  che accomuna di frequente chi tocca  od oltrepassa da poco la soglia dei quarant’anni, generazione a cui per troppi versi è andata male su diversi fronti.

Ed ecco due donne, due storie diverse, due vite diverse e che vivono l’una dall’altro capo del Paese rispetto all’altra, che neppure si conoscono; ecco arrivare un uomo alle prese con un passato indigesto (il sottoscritto) e che non sapeva peraltro che farsene di preciso; uno che aveva appena avuto la mirabolante idea (sì, mi son chiesto a volte chi me l’abbia fatto fare, nei momenti di vuoto) di pubblicare in fretta e furia un altro libro a cui teneva molto, una storia che gli apparteneva nei contenuti più che nella trama: “Angeli e folli”, il noir che ogni tanto molti di voi possono notare intrufolato tra una piega e l’altra della mia vita e delle mie storie.


Capitava in sintesi che mi trovai di fronte il dilemma della copertina: raffazzonarla con qualche immagine trovata in giro, o affidarsi con un investimento che non potevo fare a degli illustratori? la seconda via non era percorribile per due motivi: primo, non era per le mie tasche; secondo, perché non sapevo a chi rivolgermi senza rischiare di snaturare il mio sentitissimo romanzo con un’illustrazione sì professionale, ma poco “sentita”.dario tere2

Ecco allora comparirmi di fronte una sera, nella mia bacheca di Facebook, l’ennesima scritta in ambigramma di una ragazza (mi ringrazierai per il “ragazza” vero Anto?) che mi già mi aveva letto con passione in precedenza e che aveva una storia da raccontare: quella di una bambina con delle difficoltà che altri bambini non hanno, ma che con coraggio viene non solo superata ma trasformata in una qualità. Mi sono detto, perché no? Ed eccomi a contattarla per chiederle del suo talento che lei chiama “scrittura acrobatica” e per farne la scritta del titolo in maniera originale, che rispecchiasse le luci e le ombre che si alternano nel romanzo. Avevo così arruolato Antonella La Rocca.

Ecco altresì capitarmi nella vita, con la dirompenza del suo carattere forte e vulcanico di donna siciliana che non si arrende a ciò che nella vita può piegare molte donne, una nuova conoscenza che dal primo giorno diventa subito, per qualche inspiegabile motivo,  un’irrinunciabile presenza nella mia vita e una voce amica che ogni notte chiama dal mare, di più non vi dirò perché forse non c’è nulla da dire che non sia racchiuso negli occhi accesi di Teresina Simonella, fotografa professionale e che sa occuparsi anche di grafica e che, più che alle storie che ha da raccontare e che poi mi racconterà, affidava le parole al suo presente reattivo e caparbio.

Raccontai anch’io la mia storia recente, quella degli ultimi anni passati a languire tra restrizioni e logorìo, mettendomi seriamente in gioco per la prima volta da quel versante e riscontrando, con mia sorpresa, che anche da parte loro vi era non comprensione e compatimento, ma partecipazione totale, soprattutto dopo aver letto alcune pagine del libro che mandai loro per entrare nella storia da illustrare. Non mi sarei sentito, a quel punto, di mandare quei brani a nessun altro né ebbi dubbi che sarebbe stato con loro che avrei completato il quadro.

Presero il via così fitti scambi di corrispondenza online e telefonate fiume tra Piemonte, Liguria e Sicilia per capire innanzitutto che cosa servisse, il che non fu impresa non da poco sotto certi versi ma che, a sorpresa per tutti e tre, arrivò immediatamente come la folgorazione sulla via di Damasco, ognuna nel suo campo,quindi il modo di impostare una scritta in ambigramma su due parole per Antonella, sfida che presentava certo non poche difficoltà; l’identificazione di un soggetto per le immagini di copertina da parte di Teresina e le loro impostazioni tecniche da adattare alla copertina di un libro.

io e Antonella

io e Antonella

Per entrambe era la prima esperienza in questo cimento, la copertina di un libro appunto, affare particolare e non sempre di buon esito. Ma i risultati arrivarono velocemente e si trattava soltanto, a quel punto, di metterli insieme. Tralascio i dettagli tecnici (le prove di leggibilità, la risoluzione delle  immagini, il posizionamento dei vari titoli e intestazioni, ecc.) per soffermarmi sull’entusiasmo che pervadeva quel lavoro febbrile e divorante allo stesso tempo che accompagnava quell’impresa, ma soprattutto sui rapporti di amicizia che nacquero fra tre persone che non si erano mai viste e si cercavano in continuazione rubando tempo qua e là alle incombenze quotidiane non appena possibile, talvolta per evadere da esse, talvolta per viverle meglio e con rinnovata energia che solo l’entusiasmo per ciò che si crea con le proprie doti genera.

Il libro è stato pubblicato, la copertina ha il suo perché sia per l’originale scritta, più leggibile di quella della Langdon, sia per il particolare risalto che il rosso carminio scelto da Teresina dà a un soggetto che si ritrova sempre di più nella storia narrata, diventandone parte. Risultato finale: il sodalizio nato per caso dalle intuizioni (un po’ forse garibaldine come spirito) del sottoscritto di mettere insieme tre teste per comporre un  mosaico, quale la copertina di “Angeli e folli” realmente è, prosegue ancora oggi e, come una bella storia, avrà  il suo “romantico” lieto fine  a gennaio, quando da due regioni d’Italia si sono congiunte due anime su tre (io e Antonella) come le chiamai all’inizio di questa storia, che finalmente dopo mesi potranno non solo abbracciarsi, ma anche toccare con mano tutt’e due insieme per la prima volta il risultato del proprio entusiasmo e lavoro tra le luci di Palazzo Reale a Monza, quando ho tenuto la mia prima presentazione dal vivo di questo romanzo (unica sì, poiché ho le mie idee a riguardo, ma questa è un’altra storia). Poi è arrivato il premio di Cattolica (i Pegasus Literary Awards) e, anche lì, ho incontrato una di loro due: Teresina, che con mano ha toccato la targa vinta.

Ora manca il prossimo evento, il prossimo sogno da realizzare e chissà quale sarà, ma in cantiere, ci sono cose grandi anche se, fuor di dubbio, la cosa più grande che avrei potuto immaginare all’inizio già si è realizzata: la bella storia d’amicizia fra di noi, come quelle in ‘Angeli e Folli’. E che alla prossima occasione finalmente ci si incontri tutti e tre.

Ecco, è anche questo il potere di un libro a volte…Dal nulla fino alle luci di un piccolo grande sogno.

Per contattarci su Facebook

Teresina e il suo studio:

Teresina Simonella

Antonella e i suoi ambigrammi: 

Scrittura Acrobatica di Antonella

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