Autobiografico? Ti dico di no, però intanto…

20141210_002032Mi chiedono spesso se quel tal libro che ho scritto, o quel tal’altro racconto, sono autobiografici. Così spesso e così insistentemente  che mi sento in dovere di dare delle risposte chiare e definitive, alcune delle quali potranno stupire, altre proprio no.

Innanzitutto, è vero che come insegnano i più bravi autori (o autrici, non sia mai che me ne vogliano) ognuno per essere credibile deve scrivere di ciò che sa: cose ed emozioni che ha provato o, per lo meno, ha “sentito” da vicino. Detto questo mi sento di dire che sia per “Il migliore” che per ” Angeli e folli” c’è, è vero, una forte componente autobiografica a dirigere l’orchestra sia della trama che delle riflessioni che vi si trovano all’interno, ma è anche vero e tecnicamente corretto dire che non sono le mie storie.

Per essere più precisi, “Il migliore” trae spunto dal mio passato di aspirante cantante rock che fu abortito sia per la difficoltà di allora nel fare musica rispetto ai giorni nostri, sia per il repentino cambio di direzione che prese la mia vita. Mi sono quindi limitato ad amplificare e romanzare al massimo episodi che ho vissuto e immaginare come sarebbe potuta andare se avessi avuto una testa ed una costanza diverse.

Per quanto riguarda “Angeli e folli” invece, il discorso è diverso. A fronte di un incipit che potrebbe sembrare tratto pari pari dalla mia fedina penale, dall’inizio alla fine del romanzo non v’è traccia di storia di me, fatta eccezione per l’episodio principe dell’intero libro. E’ vero, ho conosciuto davvero alcune persone che portavano i volti di Giulia, Dax, Domenico e anche di Sasha,  ma sempre rappresentati in termini generali. per esempio, la descrizione classica di una qualsiasi prostituta con un po’ di dignità, o l’esempio generico di un qualsiasi uomo fresco di matrimonio distrutto, che non è non  necessariamente il mio.

Per quanto riguarda i racconti il discorso ancor più particolare: non ve n’è uno che narri una mia vicenda, un mio aneddoto, se si esclude un vecchio racconto, non presente qui, che narra della storia vera di un’altra persona di cui ebbi notizia. Eccezione nell’eccezione: “quella notte in cui lo riconobbi”,  l’ultimo, ma solo nella parte nella quale si narra del viale. per il resto, sono mie soltanto le riflessioni.

A questo punto,  soddisfatte spero le vostre domande frequenti, una curiosità: cos’ hanno in comune “Il migliore” romanzo breve positivo al massimo e “Angeli e folli”, noir disperato e intenso? Chi li ha letti sa che sono diversissimi, eppure hanno in comune molto più di quanto si immagini: sono stati scritti contemporaneamente, l’uno per bilanciare l’effetto dell’altro. Come e perché?

Se vi interesserà, al limite sarà un’altra storia.

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