La rosa nera

Questa favola narra purtroppo di una storia vera, la storia di una ragazza che ha conosciuto troppo presto l’inganno e la violenza. La storia di quando raccolse una rosa nera…

(Da un’autrice anonima)

 

Un giorno per puro caso incontrai nel mio cammino una bellissima rosa nera, che però era spezzata.

Il suo profumo, la sua delicatezza emanavano un certo bisogno di aiuto e riuscirono a persuadermi , convincendomi a coglierla.
Fin da subito l’ansia mi assalì, anche se un motivo apparente non c’era. Mentre la coglievo sentivo il mio respiro sempre più affaticato, le mie gambe si misero a tremare e il mio passo era sempre più lento e incerto: era la prima volta che provavo una sensazione del genere, ma nonostante quella tremenda sensazione la presi tra le mani delicatamente e la portai con me, decisa a prendermi cura di essa affinché potesse riprendersi.
Presto la cura e l’amore diedero i primi risultati finché un giorno, finalmente, vidi attraverso il piccolo vasetto di vetro spuntare le prime radici: ero felice!
Decisi dunque di piantarla nel mio stupendo giardino fiorito, pieno di mille farfalle che svolazzavano tra una corolla e l’altra. Cercai e trovai un punto speciale dove poterla interrare, lì il sole splendeva sempre e il venticello leggero avrebbe asciugato la brezza del primo mattino, in modo tale da non rovinare i suoi stupendi petali di velluto nero.
Quando la presi tra le mani per piantarla, l’unica spina che aveva mi punse e dal mio mignolo vidi scivolare via una goccia di sangue. In quel momento non vi diedi tanta importanza, anche se nei giorni successivi quell’ immagine emerse continuamente …
Al risveglio il mio primo pensiero era quella rosa nera, cosi bella e attraente; le mie giornate passavano, osservavo ogni minimo particolare e lei, lei era incantevole. La curavo con tutto l’amore che avevo per vederla finalmente rifiorire, intanto la rosa diventava sempre più bella.
Quella volta, come ogni mattina, andai di corsa nel mio splendido giardino con la speranza di vedere un’altra rosa sbocciare: il cielo quel giorno era scuro e il vento soffiava all’impazzata.
Mi guardai attorno: tutti i miei fiori erano secchi, morti, non c’era più nulla. Solo vuoto e tanto freddo, buio e cosi tremendamente triste, davanti a me quella che prima era una piccola rosa nera, timida, impaurita e bisognosa d’amore divenne enorme e piena di spine taglienti come lame. Essa sbocciò in mille rose nere, le sue radici succhiarono la linfa dei miei splendidi fiori, la terra diventò arida e piena di spaccature, mi avvicinai ancora una volta con le lacrime al viso e, ancora una volta le sue spine mi punsero. Avevo milioni di ferite profonde, inferte da quelle che non erano spine, ma lame e i suoi rami mi stringevano il collo, togliendomi il respiro… Dopo ore riuscii a fuggire.
Non tornai mai più in quel giardino ove quel giorno lasciai tutte le mie cose, ancora oggi porto tutte le cicatrici e ogni tanto sanguinano e fanno male, tanto male, il dolore mi sveglia durante la notte, rivivo ancora quegli attimi.
Da quel momento la mia vita è cambiata e, ogni volta che qualcuno mi si avvicina, la paura e il terrore di quella mattina mi riassalgono.
Questo, perché una volta colsi una rosa nera, credendola un fiore come gli altri.
M.P.rosa-nera

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